La felicità è una scelta

Siamo talmente abituati a rincorrere la felicità che qualche volta ci scordiamo di che cosa significa essere felici. W.P. Kinsell

Happiness-and-Joy

Molto spesso quando un paziente entra nel mio studio, lo fa perché mosso dal desiderio di stare meglio, di essere felice, di smettere di soffrire. Così spesso mi ritrovo a chiedere ai miei pazienti che cosa significhi per loro essere felici, cosa significa stare meglio? Molti di loro non rispondono veramente alla mia domanda, perché in realtà non se la sono mai posta, e hanno sempre visto la felicità e il benessere come l’assenza della sofferenza o del problema che in quel momento li sta tormentando.

Ma cosa significa essere felici?

Forse prima di chiederci che cosa significhi essere felici è necessario riflettere sulle false credenze che abbiamo riguardo la felicità.

Felicità non significa svegliarsi tutti i giorni con il sorriso stampato in faccia, anche se è probabile che una persona felice abbia spesso voglia di sorridere.Non significa neanche non avere mai giornate no, non essere mai stanchi, non essere mai stressati, non litigare mai, non arrabbiarsi mai. Essere felici non significa non avere dei problemi quotidiani da affrontare. Non significa neanche non essere mai tristi.

La felicità non è determinata da qualcosa che abbiamo intorno a noi. Nel mio lavoro ho visto persone che avevano un sacco di buone ragioni per non essere felici, ma lo erano, ed altre che avevano un sacco di opportunità per essere felici, ma non lo erano.

Quindi forse la felicità, è un qualcosa che ha che fare con noi, forse la felicità non riguarda ciò che ci sta accadendo, ma come viviamo ciò che ci accade.

Se questo fosse vero allora tutti potremmo imparare  a ri-trovare la nostra Felicità per vivere felici tutti i giorni.

Forse non dovremmo più rimandare  la felicità a dei giorni migliori: quando troverò lavoro, quando troverò un compagno, quando guarirò, quando avrò un figlio,…

La sola cosa che dovremmo fare, è decidere di essere felici.

Essere felici è un sottoprodotto di ciò che facciamo ed è il sincero apprezzamento di quello che abbiamo.

Per raggiungere un profondo senso di benessere e felicità , dobbiamo esercitarci quotidianamente.

Imparare a stare nelle cose e accettarle per quello che sono. La felicità non è un andare verso, ma uno stare con. Non è raggiungimento di qualcosa ma un modo di vivere la vita.

Nel mio lavoro ho incontrato anche tante persone affezionate al dolore, persone che faticavano ad essere felici, a darsi il permesso di godere della vita. Questo perché il dolore, la rabbia, per quanto dolorose  possono essere, spesso ci offrono un alibi per non vivere pienamente ciò che ci accade, per non pensarci e meritevoli di altro. Per non impegnarci e responsabilizzarci riguardo al  nostro benessere

In realtà la  felicità è uno stato mentale. Pertanto, non è qualcosa che dipende dagli altri  ne’ si può donare agli altri. Spesso siamo mossi dal desiderio di rendere felici gli altri, ma è un’azione che va al di là del nostro potenziale umano: ciascuno può trovare la felicità solo lavorando su se stesso.

Mahatma Gandhi diceva: “La felicità è quando ciò che pensi e ciò che dici e ciò che fai sono in armonia.” In sostanza, la felicità non è lineare, continuiamo a ridefinire il nostro rapporto con Lei. Essere felici è semplicemente una scelta personale, va oltre le emozioni e i sentimenti, e come tutte le decisioni che prendiamo, non è semplice.

Profonda, sentita, decisa, faticosa, incastrata a metà tra il cuore e il cervello, scivolosa come acqua, imprevista, breve, la felicità esiste ed è lì, pronta per noi, ma sta solo a noi sceglierla.

Stefania Colombo

PRENDIMI PER MANO

47n-foto-Lisa-Conti-webPer essere un bravo papà non occorre…..

Per essere dei bravi papà non bisogna essere intelligenti o aver studiato molto

Tutto quello che ti serve è  sapere ascoltare il tuo cuore, e quello di tuo figlio.

 

Per essere dei bravi papà non bisogna essere perfetti, si può essere brutti e “scalcagnati”… non importa! i padri migliori sono proprio coloro che sanno di essere imperfetti e pieni di limiti ma si sforzano con tutto il proprio cuore di essere persone migliori per il proprio figlio.

 

Per essere dei buoni papà non bisogna sapere tutto, ne’ capire tutto, i veri papà sono quelli che stanno accanto al proprio figlio anche senza comprenderlo fino in fondo, anche quando proprio non condividono le sue scelte.

 

Per essere un bravo papà non occorre essere muscolosi o forzuti, ma occorre accedere alla propria energia maschile per avere il coraggio di contenere e la delicatezza di farlo senza schiacciare la personalità del proprio figlio.

 

Per essere dei bravi papà non bisogna avere il potere. Quello che il bravo padre vuole dal proprio figlio non è essere ubbidito, ma essere amato e amare.

 

Per essere dei bravi papà non occorre Tempo per fare tutto, basta sapersi fermare per giocare o per cacciare una rana in uno stagno.

 

Per essere dei bravi papà non occorre vederci bene. Per essere dei bravi padri occorre saper guardare indietro per riconoscere i propri errori e bisogna saper guardare avanti per cambiare  direzione, se necessario.

 

Per essere dei buoni padri non occorre non avere paura o essere dei super eroi, un bravo padre sa che a volte avere successo non è vincere e sa che il fallimento non è mai fatale, un bravo padre sa che è il coraggio ciò che conta.

 

Un bravo padre non vuole che il proprio bambino diventi come lui,  ma insegna al proprio figlio ad essere se’ stesso.

 

Un bravo padre sei tu, con il tuo cuore, la tua testa, la tua intelligenza, i tuoi limiti , la tua forza, la tua paura, il tuo amore. Il padre migliore per tuo figlio sei tu.

Stefania Colombo

 

PRENDIMI PER MANO

Un padre

usciva dal supermercato

con un borsone carico

di ogni ben di Dio.

Il figlioletto

gli trotterellava dietro;

sembrava

stufo e insoddisfatto.

Gli disse il padre.

“Ti ho preso la cartella,

ti ho preso i pennarelli,

ti ho preso il lecca lecca.

Che cosa vuoi

che ti prenda ancora?”

Il bambino gli rispose:

“Prendimi per mano”.

 

 

Che cos’è un bambino?

Ispirato dall’omonimo libro di Beatrice Alemagna

Un bambino ha due occhi un naso una bocca e quando parla dice sempre la verità.

Un bambino può essere di tanti colori, parlare tante lingue diverse, ma il suo cuore è sempre lo stesso: aperto, grande, pieno di sogni e di colori.

Il cuore di un bambino va sempre protetto perché è un cuore che ama e ha bisogno di essere amato.

Un bambino mangia perché deve diventare grande, ma ciò che lo fa crescere veramente sono le parole gentili, gli abbracci, gli incoraggiamenti.

Un bambino è due guance arrossate e una bocca spalancata, la sua risata è cristallina e la voce acuta, perché deve arrivare fino alle orecchie dei  grandi che stanno in alto.

Un bambino è un corpo che ride, un bambino è un corpo che piange… E quando un bambino ride o piange tutta l’energia intorno a lui cambia.

Un bambino vede tutto, e vede tutto senza malizia, lui vede le cose così come sono.

Un bambino capisce tutto, capisce sempre… Non importa quanti anni abbia.

Un bambino può avere una testa piccola ma dentro ci sono pensieri grandi.

Ci sono bambini  che fanno cose da grandi, e ci sono  grandi che fanno cose da bambini. Ma  quando un bambino fa cose da grandi è triste, mentre quando un grande fa cose da bambino è felice.

Un bambino è una parte piccola giù in fondo, dentro ad ogni persona adulta una parte che a volte è nascosta a volte esce fuori e scompiglia tutto: scompiglia i capelli, fa solletico alla pancia, arruffa i pensieri, pasticcia il cuore.

Un bambino sa fare cose che gli adulti non sanno fare, e un adulto sa fare cose che un bambino non sa fare.

I bambini e gli adulti quando stanno veramente insieme fanno  cose meravigliose, come dipingere un quadro, suonare una canzone, combattere i draghi, cucinare una torta, cucire un aquilone.

Quando un adulto ed un bambino si guardano negli occhi e si riconoscono passato e futuro fanno pace per creare un presente migliore.

Stefania Colombo