Chi è vecchio?

Nel mio lavoro ho imparato che l’età non è un sintomo di vecchiaia. Ho incontrato quindicenni o trentenni già “vecchi” e cinquantenni o più, “giovani”. Sei tu che decidi se sei vecchio!

È vecchio chi non va incontro alla vita e non si lascia travolgere da essa. È vecchio chi spesso dice ormai… Ormai non ho più l’età per innamorarmi, ormai non ho più l’età per cambiare lavoro, oramai non ho più l’età per vivere una sana sessualità, oramai non ho più l’età per essere felice…

Sempre grazie al mio lavoro ho imparato che dietro a tutti quegli ormai si nascondono le nostre paure.
Se mi fossi detta: “ormai non ho più tempo per avere un altro figlio”, quando, dopo un aborto terapeutico alla 16ª settimana di gravidanza, mi dissero che ORMAI non ero più abbastanza giovane per essere certa di mettere al mondo un figlio sano o per rimanere incinta facilmente – non avrei mai avuto il mio secondo figlio che oggi ha due anni.

Il tempo che passa ci chiude delle porte ma inevitabilmente ce ne apre delle altre. Gli anni che scorrono ci regalano la possibilità di vedere le cose della nostra vita con una profondità differente e da angolazioni diverse.
Il vero problema è quando il tempo passa e noi rimaniamo ancorati ad un’idea di noi stessi passata, pensando di poter fare le stesse cose di quando avevamo 15, 20, 30 o 40 anni. E’ così che perdiamo il contatto con noi stessi e con la nostra profonda energia e verità. Non possiamo vivere a sessant’anni come quando ne avevamo 15, semplicemente perché noi siamo diversi.

Questo però non significa che non possiamo goderci la vita o, peggio, non viverla affatto. La vita continua a chiamarci fino all’ultimo giorno che rimaniamo su questa terra. E’ il nostro modo di stare nella vita che cambia con il tempo, e io direi migliora, perché ricco della storia del nostro passato e delle esperienze fatte.

Ho incontrato persone che a quarant’anni hanno cambiato completamente lavoro e vita o persone che a sessant’anni si sono sposate per la prima volta nella loro vita. Non è mai troppo tardi per essere felici.

Così, a tutti i miei pazienti che dicono di essere troppo vecchi per cambiare delle cose, e che ormai non hanno più tempo, io rispondo: “forse lo sei per alcune cose ma non lo sei per inventarne delle altre, c’è sempre un modo per essere felici: la felicità è una scelta.”

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Chiedi alla vita ciò che ti manca con fiducia e lo otterrai

WhatsApp-Image-2018-09-30-at-09.30.07-776x310Quel giorno ebbi coscienza per la prima volta che la vita può essere generosa. […] Nei momenti più duri della mia vita, quando mi sembrava che si chiudessero tutte le porte, il sapore di quelle albicocche mi torna in bocca per consolarmi con l’idea che l’abbondanza è a portata di mano, se la si sa cercare.”
(Isabel Allende)

Mi capita spesso di sentire i miei pazienti lamentarsi per le cose che la vita non può più offrire loro.

C’è chi dice di essere ormai vecchio, chi sostiene che l’amore è sempre più scarso, chi non ha abbastanza soldi, denaro molti invece si lamentano perché a mancargli è il tempo.

Nell’era dello spreco e del consumismo più sfrenato, si è creata una vera e propria cultura della mancanza. Tendiamo sempre a sottolineare ciò che ci manca e che potremmo avere se solo avessimo più tempo, più denaro, più salute, più bellezza, più coraggio.

Rare sono le persone che notano e sottolineano l’abbondanza che c’è nella loro vita, sul piano materiale, affettivo o della salute.

Questa miopia è all’origine di  molti conflitti e rivela una scarsa conoscenza delle leggi energetiche che governano la materia, la vita e l’energia.

La convinzione che la vita sia scarsa: d’amore, di ricchezza, di gioia, di sessualità, d’intimità e di passione e che c’è da lottare, faticare o accontentarci, crea una rete di tensioni nel corpo e una sottile cappa di grigiore e delusione che ci avvolge filtrando l’esperienza del momento e leggendola con gli occhi spenti del passato. Anche temporanee soddisfazioni e conquiste non scalzano mai questa radicata convinzione che l’abbondanza non è possibile. O che non la meritiamo.

Questo alone che ci avvolge non permette di aprirci veramente alla vita, ma soprattutto ci rende miopi rispetto alle innumerevoli possibilità che ci circondano.

Vedere sempre ciò che manca distoglie la nostra attenzione da ciò che c’è.

Diventando consapevoli di questa cappa e dei suoi effetti e della fondamentale falsità delle sue premesse, liberiamo la nostra gioia di vivere e la capacità concreta di manifestare abbondanza e prosperità nella nostra vita

Quello che accade spesso è che In realtà non è la vita ad essere scarsa di opportunità per noi, ma siamo noi ad autoboicottarci.

Se da una parte, desideriamo attirare nella nostra vita più abbondanza, se vogliamo più amore, più salute, più tempo, più soldi, più intimità unaltra parte di noi  ne ha paura, perché spesso sono le possibilità a spaventarci più che le impossibilità.

Se qualcosa è possibile infatti sta solo a me mettermi in gioco per ottenerlo senza più potermi nascondere dietro falsi alibi.

Vedere le possibilità ci restituisce la responsabilità sulla nostra vita…. ci dice che la nostra felicità o infelicità dipende solo da noi

Il nostro  atteggiamento ambivalente invece attira nella nostra vita esattamente ciò che crediamo: cioè la mancanza diventa realtà.

Se penso che l’amore scarseggia faticherò a trovare un partner, se credo di avere poco tempo faticherò a ritagliare spazi per me. Se penso che c’è poco lavoro, faticherò a trovarne uno.

Ho conosciuto molte persone che partendo da una reale situazione di mancanza (di soldi, di amore, di tempo, perfino di salute) si sono costruite una vita piena e felice. Hanno creduto nell’abbondanza della vita e nella forza creativa della loro mente e del loro essere.

Non si sono arresi alle convinzioni negative proprie o degli altri. Esiste in ognuno di noi, un potere creativo in grado di giocare con l’energia della materia, e della vita di cambiare in modo decisivo le circostanze avverse.

L’esperienza non è ciò che ci accade, è ciò che facciamo con ciò che ci accade.

Stefania Colombo

 

La felicità è una scelta

Siamo talmente abituati a rincorrere la felicità che qualche volta ci scordiamo di che cosa significa essere felici. W.P. Kinsell

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Molto spesso quando un paziente entra nel mio studio, lo fa perché mosso dal desiderio di stare meglio, di essere felice, di smettere di soffrire. Così spesso mi ritrovo a chiedere ai miei pazienti che cosa significhi per loro essere felici, cosa significa stare meglio? Molti di loro non rispondono veramente alla mia domanda, perché in realtà non se la sono mai posta, e hanno sempre visto la felicità e il benessere come l’assenza della sofferenza o del problema che in quel momento li sta tormentando.

Ma cosa significa essere felici?

Forse prima di chiederci che cosa significhi essere felici è necessario riflettere sulle false credenze che abbiamo riguardo la felicità.

Felicità non significa svegliarsi tutti i giorni con il sorriso stampato in faccia, anche se è probabile che una persona felice abbia spesso voglia di sorridere.Non significa neanche non avere mai giornate no, non essere mai stanchi, non essere mai stressati, non litigare mai, non arrabbiarsi mai. Essere felici non significa non avere dei problemi quotidiani da affrontare. Non significa neanche non essere mai tristi.

La felicità non è determinata da qualcosa che abbiamo intorno a noi. Nel mio lavoro ho visto persone che avevano un sacco di buone ragioni per non essere felici, ma lo erano, ed altre che avevano un sacco di opportunità per essere felici, ma non lo erano.

Quindi forse la felicità, è un qualcosa che ha che fare con noi, forse la felicità non riguarda ciò che ci sta accadendo, ma come viviamo ciò che ci accade.

Se questo fosse vero allora tutti potremmo imparare  a ri-trovare la nostra Felicità per vivere felici tutti i giorni.

Forse non dovremmo più rimandare  la felicità a dei giorni migliori: quando troverò lavoro, quando troverò un compagno, quando guarirò, quando avrò un figlio,…

La sola cosa che dovremmo fare, è decidere di essere felici.

Essere felici è un sottoprodotto di ciò che facciamo ed è il sincero apprezzamento di quello che abbiamo.

Per raggiungere un profondo senso di benessere e felicità , dobbiamo esercitarci quotidianamente.

Imparare a stare nelle cose e accettarle per quello che sono. La felicità non è un andare verso, ma uno stare con. Non è raggiungimento di qualcosa ma un modo di vivere la vita.

Nel mio lavoro ho incontrato anche tante persone affezionate al dolore, persone che faticavano ad essere felici, a darsi il permesso di godere della vita. Questo perché il dolore, la rabbia, per quanto dolorose  possono essere, spesso ci offrono un alibi per non vivere pienamente ciò che ci accade, per non pensarci e meritevoli di altro. Per non impegnarci e responsabilizzarci riguardo al  nostro benessere

In realtà la  felicità è uno stato mentale. Pertanto, non è qualcosa che dipende dagli altri  ne’ si può donare agli altri. Spesso siamo mossi dal desiderio di rendere felici gli altri, ma è un’azione che va al di là del nostro potenziale umano: ciascuno può trovare la felicità solo lavorando su se stesso.

Mahatma Gandhi diceva: “La felicità è quando ciò che pensi e ciò che dici e ciò che fai sono in armonia.” In sostanza, la felicità non è lineare, continuiamo a ridefinire il nostro rapporto con Lei. Essere felici è semplicemente una scelta personale, va oltre le emozioni e i sentimenti, e come tutte le decisioni che prendiamo, non è semplice.

Profonda, sentita, decisa, faticosa, incastrata a metà tra il cuore e il cervello, scivolosa come acqua, imprevista, breve, la felicità esiste ed è lì, pronta per noi, ma sta solo a noi sceglierla.

Stefania Colombo