Per amare bisogna rischiare

“Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.”
(F. Kafka)

L’amore è sicuramente uno dei temi più portati dalle persone che incontro ogni giorno nel mio studio. Tutti cercano l’amore, ma pochi sono pronti a rischiare e ad esporsi in nome dell’amore stesso. 

In una società in cui tutto è cambiamento e precario sembra dilagare la paura di concedersi a una relazione amorosa senza remore. Si sta sempre sul chi va là, si preferisce fare investimenti a breve termine, anzi spesso si ha paura di chiamare le cose con il proprio nome. Quindi, invece di dire “siamo in una relazione” preferiamo dire ”sto frequentando una persona” piuttosto che “sto uscendo con una persona”, invece di dire “abbiamo fatto l’amore” diciamo “siamo stati insieme” o “abbiamo dormito insieme”.

Ogni volta che i miei pazienti usano parole improprie per definire una relazione o per definirsi innamorati e coinvolti, li invito ad usare le parole appropriate, ma sembra che persino le parole ci spaventino, che anche queste siano sigillo di un impegno che non siamo disposti a prenderci. Sembra che nella nostra società affamata d’amore sia sempre più difficile parlare di amore, relazione, matrimonio, fare all’amore: tutte parole che invitano ad un coinvolgimento a lungo termine. Si privilegiano il “vediamo come va”, si sceglie ottimisticamente il rischio calcolato, il desiderio di non incatenarsi e rimanere bloccati in un mondo in continua evoluzione.

Il modello antecedente di unione è stato sradicato a favore di rapporti elastici, volubili nel tempo e nella forma, illudendoci in questo modo di poter cadere in piedi se qualcosa dovesse andare male. Gestiamo le relazioni calcoliamo i pro e i contro, decidiamo preventivamente quanto investire, pensando che la ragione possa gestire il nostro cuore. Somministriamo amore con il contagocce, come se fosse un bene destinato ad esaurirsi, e ricerchiamo, più di ogni altra cosa l’appagamento massimo con il minimo rischio.

Purtroppo (o per fortuna) l’economia dell’amore non funziona al risparmio. Più investi e più guadagni. Forse, per capire queste economia, dovremmo uscire dall’ottica che il benessere nasce da quanto amore riceviamo e pensare, che la qualità della nostra vita dipende invece da quanto amore sappiamo dare. Al contrario spesso viviamo nella paura di non essere amati abbastanza e dell’amare troppo. Questa ricerca sfrenata dell’essere amati nasconde l’incapacità di fondo di saperci amare; pensiamo spesso di essere spinti dal desiderio di non accontentarci, quando in realtà a muoverci è la paura di non essere capaci e all’altezza di una relazione vera e propria. La paura di non essere sufficientemente amabili, sufficientemente apprezzabili, sufficientemente desiderabili. Per paura di non essere scelti noi scegliamo. Alimentiamo aspettative irraggiungibili su noi stessi, sul partner, sulla relazione d’amore. Le aspettative non vengono mai ripagate nella perenne rincorsa della felicità suprema, irraggiungibile per mezzi e costi (spesso psicologici), che produce demoralizzazione, perdita del sé, per finire nella frustrazione e nella convinzione di non essere abbastanza per l’altro o che l’altro non sia abbastanza per noi. In questo modo ci affamiamo sempre di più d’amore e portiamo avanti l’idea che l’amore sia un bene prezioso difficile da trovare, difficile da scambiare, una prelibatezza solo per pochi fortunati. Più ci affamiamo d’amore e più siamo disposti a cibarci anche di briciole o, sfiniti dalla fame, ci buttiamo in grandi abbuffate senza scegliere accuratamente ciò di cui ci stiamo nutrendo.

Quindi, risparmiarci in amore non conviene anzi, non ci renderà mai felici. Se abbiamo imparato ad amare pienamente noi stessi, le relazioni, i sentimenti, l’impegno non ci spaventeranno sapremo dare amore e riusciremo a trovare chi ci amerà pienamente!

“Abbandonarsi all’amore non significa abbandonarsi ad un’altra persona, ma a se stessi, al proprio cuore e al proprio desidero d’amore, con un coinvolgimento totale di tutte le emozioni. Quando l’Io rinuncia all’egemonia, abbandona il controllo sul corpo e sui sentimenti e deve accettare la paura dell’abbandono, il dolore della perdita, la rabbia del tradimento. Deve anche accettarsi privo di difesa in tutti i fondamentali momenti della vita: la nascita, l’amore, la malattia e la morte…”
(A. Lowen)

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