Giornata Internazionale della Famiglia

Il sogno di Giulio: «Siamo seduti tutti insieme per il pranzo. D’un tratto un gigante entra nella stanza e sta per attaccarci. Prontamente ci prendiamo per le mani e il gigante non può più farci nulla».

 

La famiglia è presente nella vita di tutti noi: a prescindere dalla sua conformazione o dalla sua esistenza attuale, tutti discendiamo da qualcuno e tutti siamo stati condizionati in qualche modo da quello che viene definito come il nostro ambiente primario (la famiglia appunto).

 

La famiglia ha le sue radici nelle generazioni e quindi nelle tradizioni passate e proietta i suoi rami nel futuro determinando l’avvenire di ogni singolo individuo e quindi, a conti fatti, di ogni società, di ogni nazione, di tutto il nostro pianeta. Ma la famiglia non ha solo un grande valore sociale, essa è anche luogo delle prime interazioni umane, luogo di primissimi legami e di viscerali affetti.

 

Essa costituisce nel suo insieme quella che J. Bowlby chiama “base sicura”, nella quale può nascere e crescere l’essere umano.
Comunque sia stata la nostra famiglia essa è stata il nostro piccolo mondo.
E’ lo scenario in cui risiedono le basi della nostra personalità: valori, credenze, regole, primi attaccamenti e acquisizione dei ruoli sociali. E’ nella nostra famiglia che per la prima volta siamo stati amati (abbastanza o non abbastanza, bene o male) e che abbiamo imparato ad amare.

 

Nessuno è nato da solo.

 

E questa nascita non è intesa solo in senso biologico ma anche psicologico.

 

Nessuno esiste se non viene riconosciuto: in pratica io non esisto se non c’è un tu che mi riconosce.

 

La famiglia è il luogo fisico e psicologico in cui inizia la nostra esistenza. È la radice più profonda. Quindi non importa quale sia stata la storia della mia famiglia o la mia storia nella mia famiglia, in qualsiasi caso questa famiglia ce la portiamo addosso come un marchio di fabbrica. Anzi ce la portiamo dentro, perché è così che cresciamo e diveniamo autonomi introiettando la nostra famiglia, mettendo dentro di noi, nel nostro mondo psicologico le figure primarie di riferimento.

 

Ecco quindi che esiste una famiglia reale o “originale” ed una famiglia “ interna” che altro non è che l’immagine riflessa delle mie reali interazioni affettive, ma non solo, con  mia madre, mio padre e i miei fratelli…e con tutte le figure di riferimento del mio passato.

 

La famiglia è un luogo dove non possiamo “sostare troppo a lungo” altrimenti rischiamo di non crescere e di essere come frutti che non vogliono lasciare l’albero, ma è anche un luogo che non possiamo dimenticare e cancellare perché non c’è un futuro senza un passato, né c’è un albero senza radici.

 

Perché sentirsi parte è uno dei bisogni fondamentali di ogni essere umano: si radica nel bisogno di attaccamento affettivo, che ognuno di noi sperimenta, con vario grado di soddisfazione e gratificazione emotiva, o di frustrazione, nel rapporto primario con la mamma, e con i membri della propria famiglia.

 

«L’appartenenza” è avere gli altri dentro di sé… e quindi non sentirsi soli.

 

E se la nostra famiglia diviene parte del nostro mondo interno significa che se siamo in pace con le nostre origini siamo in pace con noi stessi, ma se lottiamo contro i nostri genitori e sentimenti di rabbia, frustrazione , dolore ci dividono da loro, in pratica lottiamo con noi stessi o meglio con una parte di noi. Ecco perché è importante far pace con la nostra famiglia interna, per potersi veramente separare dalla nostra reale famiglia d’origine ed andare per la nostra strada.

 

Solo chi porta la propria casa, le proprie origini nel cuore può andare nel mondo, senza lasciarsi travolgere dalla solitudine e dalla paura. Perché la solitudine non è vivere da soli, la solitudine è la distanza che si crea fra me ed un’ altra parte di me, fra me e le mie radici, fra me ed il mio cuore….fra me e la mia famiglia interna.

 

Stefania Colombo

 

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